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sabato 13 dicembre 2008

Scuola, maestro unico: nessun dietrofront

Di Emanuela Fontana per ilgiornale.it

Roma - L’accusa: rinviate di un anno la riforma delle superiori, il maestro unico potrebbe essere scelto, di fatto, da pochissime famiglie. Ministro Gelmini, la marcia indietro sulla scuola, lei dice, non c’è. Perché? «Non c’è stata nessuna marcia indietro del governo: il modello educativo di riferimento resta il maestro unico. Il modulo risulta definitivamente archiviato. Quell’anomalia italiana per cui sostanzialmente c’erano tre insegnanti ogni due classi non esiste più. Non ci sono più le compresenze e, come aveva garantito il presidente Berlusconi, ci sarà possibilità di scelta per le famiglie».

Il presidente Berlusconi ha detto oggi che «può darci si siano stati errori di comunicazione» nel governo sulla scuola. Cosa significa maestro prevalente ed è, o no, sinonimo di «unico»? «Il presidente Berlusconi si riferiva alla disinformazione della Cgil e della sinistra. Dobbiamo evitare di permettere di fare una campagna di disinformazione che crea un allarmismo ingiustificato. La volontà di far partire la riforma della scuola secondaria nel 2010 deriva dal fatto che non vogliamo più permettere che si faccia della mistificazione sulla scuola».

A proposito di comunicazione, ora lei sta puntando sulla rete. Ha aperto un canale su YouTube, sul social network Facebook più di 18mila sostenitori si sono iscritti al suo fan club. Andrà avanti per questa strada sul modello «americano»? È questa la nuova comunicazione ai ragazzi e ai genitori? «Assolutamente. Ma è in particolare sulla riforma del secondo ciclo che daremo una comunicazione precisa a tutte le famiglie».

Spedirete libri, brochure, a casa? «Questo non si può dire, ne parleremo quando presenteremo i regolamenti. La comunicazione alle famiglie riguarda soprattutto le novità della scuola secondaria. Prima di applicarle occorre aspettare un anno di tempo indispensabile per far in modo che ci sia lo spazio per le famiglie di essere informate».

Oltre alla riduzione a 11 del numero di indirizzi degli istituti tecnici cosa cambierà per i licei? «Ne parleremo quando presenteremo i regolamenti».

Parliamo di maestro unico e prevalente nella scuola elementare, allora. «Se le famiglie scelgono l’orario delle 24 ore, il maestro è unico».

Ma ci saranno molte famiglie che sceglieranno questa formula minima, con l’aumento del numero delle donne lavoratrici? Forse al sud sarà più utilizzato? «Esattamente, ora avviene così». E se si sceglie il modulo a 27 ore, 30 o 40? «Più aumenta il monte delle ore e più il maestro diventa prevalente. Oltre un certo numero di ore viene affiancato un altro insegnante. Andiamo incontro alle esigenze delle famiglie per il quadro orario. Ma rimane fermo il modello del maestro unico e l’abolizione del “modulo”. E preciso che per ogni ora di lezione verrà pagato un solo insegnante».

Maestro unico e scelta dell’orario, va bene. Ma perché allora i sindacati dicono che è merito loro? «A me fa piacere che ci sia un’apertura del sindacato e che si possa riprendere il dialogo, ma questo non avviene perché la riforma è cambiata, la riforma è la stessa ma il sindacato ha aperto al dialogo. Il nostro progetto di scuola non è cambiato, è lo stesso del decreto Gelmini di settembre, oggi legge. È lo stesso del Piano di attuazione di novembre. È lo stesso della manovra triennale. È la sinistra che oggi fa retromarcia dopo una fallimentare campagna di disinformazione».

Nei consigli studenteschi delle università ormai il centrodestra sembra stia rubando le maggioranze alla sinistra. Addirittura alla Sapienza c’è stato il ribaltone... E allora perché non si riesce a far passare un messaggio e la voce grossa è quella della piazza? «Quello che sta avvenendo nei consigli studenteschi sta a significare che accanto agli studenti che protestano ce ne sono molti altri che non lo fanno. Io rispetto coloro che vanno in piazza, ma mi sento di riconoscere che sono molti di più coloro che non lo fanno».

Lei si è data un anno per comunicare, per spiegare, esponendosi all’accusa di fare marcia indietro. Crede che basterà un anno per togliere la scuola dalla «disinformazione della sinistra»? «Penso di farcela».

giovedì 30 ottobre 2008

Domande e risposte sul maestro unico

Il maestro unico/prevalente non è in grado di insegnare all'alunno la complessità della società italiana. E cosa ha la società italiana di talmente più complesso rispetto a Francia, Germania, Inghilterra ed USA (per limitarci alle principali) da doversi distinguere in modo così netto e pronunciato? Se anche fosse vero questo assunto, non potrebbero essere più che sufficienti due maestri?

Il maestro unico/prevalente non sarà in grado di insegnare italiano, matematica, storia, geografia, inglese, etc. come adesso. Secondo il pensiero di fondo che portò al passaggio al triplo maestro, la specializzazione che ne sarebbe conseguita avrebbe aumentato il livello di apprendimento dei bambini: non si capisce allora come nei principali test di rilevamento nei campi di italiano e scienze il livello medio sia crollato, in alcuni casi addirittura dietro Paesi come Cipro. Non si capisce neanche come, a giudicare dalle rilevazioni INVALSI, il grado di apprendimento peggiora progressivamente con il passare degli anni: un alunno di quarta elementare va peggio di un alunno di seconda elementare. Infine, come sopra, non si capisce perché i maestri francesi, spagnoli, tedeschi, inglesi, siano perfettamente in grado di insegnare quelle materie mentre l'insegnante italiano no. In base a quale assunto si dice questo?

Il maestro unico è un ritorno agli anni '40. Al massimo sarebbe un ritorno agli anni '80 (era in vigore fino al 1990), ma in ogni caso è un ritorno al presente o se volete un "ritorno al futuro", perché tutti i principali Paesi (tutti i Paesi in Europa), come detto, hanno il maestro unico/prevalente e non prevedono alcuna riforma in tal senso.

Il maestro unico porterà alla cancellazione di 87.000 posti di lavoro, i più penalizzati saranno i precari. In maniera molto brutale bisogna dire che la definizione di "precario" non prevede l'assunzione programmata: secondo poi, lo Stato italiano non può farsi carico di promesse assurde e fasulle della sinistra italiana, che con una mozione sindacale nel 1990 ha trasformato la scuola in una riserva di iscritti ed in un ammortizzatore sociale. In ogni caso, questo taglio sposterà soltanto in avanti nel tempo la stabilizzazione dei precari. È vero, su di loro pesano le scelte sbagliate di partito e sindacali, ma le stesse scelte non le si può far pesare allo Stato, cioè alle tasche dei cittadini, già in gravi difficoltà economiche. L'Italia oggi paga 70miliardi di euro in debiti di bilancio: se vogliamo recuperare una grossa parte di questi soldi l'unico modo è tornare sotto il 100% del rapporto debito/PIL: purtroppo per farlo sono necessarie scelte impopolari, ma sono scelte dettate da un assunto molto semplice. La stabilità dei nostri genitori, ottenuta spendendo soldi che lo Stato non aveva (ergo aumento del debito pubblico), la pagano i loro figli, che si devono accollare in toto il riordino dei conti pubblici. È dimostrabile sulla base degli atti parlamentari del tempo che la scelta del triplo maestro risponde soltanto ed esclusivamente ad esigenze occupazionali: nella scuola di deve pretendere il bene dei ragazzi, non quello dei sindacati, che è giusto facciano il loro mestiere come è giusto che il Governo faccia il suo.

Il maestro unico provocherà la scomparsa del tempo pieno: le scuole al più saranno parcheggi. Questa falsità sparata sulle famiglie italiane dalla sinistra per fare terrorismo scolastico è stata smontata da un dossier di Tutto Scuola, il quale così si esprime: «Attualmente le classi di scuola primaria organizzate a modulo sono circa 104 mila (il 75% del totale), mentre quelle a tempo pieno sono circa 34 mila (25%); se circa la metà delle classi normali a modulo passassero a 24 ore settimanali, vi sarebbero 50-52 mila classi con il docente unico, con un risparmio di altrettante mezze unità di personale (e quindi di 25-26 mila posti). Supponendo che un terzo di quel risparmio, pari a 16-17 mila mezze unità di personale docente (pari a circa 8 mila posti) fosse reinvestito gradualmente in nuove classi a tempo pieno, avremmo, senza oneri aggiuntivi, l’incremento di altrettante classi che passerebbero dalle attuali 33 mila (25% del totale) a circa 50 mila (37% del totale) con un aumento del tempo pieno del 50%. In questo caso sarebbero circa 300 mila gli alunni che beneficerebbero dell’estensione del servizio: dai 672 mila dell’anno scolastico 2007/2008, a circa un milione». È un semplice calcolo matematico, che non appare particolarmente difficile. Di nuovo, l'idea del "doposcuola" che nella dizione della sinistra significa uno scadimento della qualità didattica non appare in nessun punto del documento programmatico della Ministro Gelmini: come segnalato da un altro documento di Tutto Scuola infatti, «È vero che nel piano programmatico non appare la dizione “tempo pieno”, bensì la stessa dizione utilizzata dalla riforma Moratti con articolazione delle diverse parti dell’orario fino a 40 ore settimanali. L’ipotesi di “doposcuola” però non appare da alcuna parte e, comunque, l’organizzazione interna del servizio è di competenza delle scuole che ripartiscono autonomamente le attività didattiche nell’arco della giornata». Entrambi i dossier possono essere prelevati in alto nella colonna destra di questo blog. Infine, le associazioni dei genitori si sono dette contente e soddisfatte del chiarimento che la Ministro ha dato su questo punto nell'incontro programmato pochi giorni or sono.

Il triplo maestro è stata una grande conquista della migliore pedagogia italiana targata anni '70. Perché si vuole tornare a questa scelta, in base a quali parametri? Si rischia di rovinare l'unico livello di istruzione che funziona davvero. Il parametro migliore sarebbe il fatto che nessun Paese dopo oltre 15 anni ha seguito la scelta dell'Italia in tal senso: possibile che la pedagogia internazionale non abbia invitato tutti gli altri grandi Paesi (almeno loro!) a seguire l'esempio italiano se questo si fosse rivelato così splendido? Scienziati e pedagogisti discutono di questi temi (le conclusioni della pedagogia spesso differiscono da quelli delle neuroscienze) e probabilmente non ne usciranno mai, però è significativo che nessun Paese abbia seguito l'Italia se il suo sistema si fosse rivelato nel tempo superiore. In realtà, ci sarebbe un'altra questione più importante: la frantumazione delle capacità logico-mentali dei ragazzi. Sono oramai numerosi gli studi che hanno messo in luce, nelle classi del liceo, le mancanze delle più elementari basi per articolare pensieri complessi, cioè la mancanza di quelle basi che si apprendono nel corso della scuola primaria. Lo stesso non si nota in quei Paesi che hanno conservato l'impostazione del maestro unico/prevalente. Proprio le performance disastrose delle classi liceali dovrebbe portare a concludere che la scuola elementare non funziona: al di là del fatto che nelle classifiche essa è scesa di posizioni, la sua efficacia va valutata sul lungo termine, non soltanto sullo sprint del singolo anno scolastico. Se i bambini della prima scuola media ottengono punteggi bassi, ciò non può essere dovuto soltanto alla scuola secondaria ed ai suoi insegnanti, ma anche evidentemente a chi quei bambini li ha preparati per cinque lunghi anni.

Con il maestro unico si corre il rischio che il bambino viva per 5 anni con una persona non all'altezza. Invece con i tre maestri questa possibilità è ridotta. Beh allora perché non introdurne 5, così questa possibilità si riduce ulteriormente... Nella realtà bisogna puntare maggiormente sulla formazione degli insegnanti, che spesso ottengono l'abilitazione su test da livello elementare oppure per il semplice fatto di aver frequentato un corso universitario di matematica o di storia. Si deve puntare ad aumentare la media buona degli insegnanti, non tenerla bassa alzandola con il numero. Questo non vale soltanto per la scuola primaria ma per tutti i gradi dell'istruzione italiana, spesso anche per quella universitaria. È da qui che si deve partire per migliorare il livello della scuola: certamente il maestro unico da solo è inutile, ma è stato utile il passaggio al triplo? Ed è intima convinzione di moltissimi che ciò si potrà ottenere non solo sui libri ma anche sulla busta paga: l'attuale Governo con questa riforma ha già garantito un aumento di stipendio per i maestri ed altri aumenti ne prevede per i prossimi anni (si parla di 7.000€ in più all'anno a partire dal 2011-2012), a cui si aggiungono incentivi e premi da valutare su base meritocratica. Sempre che la crisi economica internazionale sia d'accordo con il Governo italiano, questo purtroppo per onestà va detto.

lunedì 27 ottobre 2008

I voltagabbana del maestro unico

Di Michele Brambilla per ilgiornale.it

«Quando l’antica maestra intera si scisse nelle tre maestre per due classi, per ragioni sindacali contro il crollo demografico, si minò un pilastro della nostra convivenza». Ecco, non riuscivo a trovare le parole per esprimere quel che penso sulla questione del maestro unico, sui danni prodotti dalla sua abolizione, e perfino sulle ragioni («sindacali», non pedagogiche) che portarono alle tre maestre invece che una, e grazie al Cielo ho trovato un altro che aveva già messo in fila le parole giuste prima di me. Così, con una bella citazione, me la sono cavata senza faticare troppo. E sapete di chi è la frase sopra riportata fra virgolette? Di Mariastella Gelmini? Del leghista Roberto Cota? O addirittura del premier? No: sono parole di Sofri. Adriano Sofri. E sapete dove le ha scritte? Forse sul Foglio, che è un po’ berlusconiano? No: le ha scritte su Repubblica. E sapete quando le ha scritte? Forse anni fa, in un altro tempo e con un’altra scuola? No: le ha scritte il 3 giugno 2008. Meno di cinque mesi fa.

Per completezza di informazione: l’articolo di Sofri era pubblicato in prima pagina e s’intitolava «Ecco perché ci servono più maestre da libro Cuore». Sempre per completezza, Sofri prendeva spunto da due fatti: un articolo di Zagrebelsky («La democrazia ha ancora bisogno di maestri») e l’appello di una quarta elementare di Roma al ministero affinché non cambiasse la maestra, in età di pensione. Siccome quando si citano frasi altrui è sempre dietro l’angolo l’accusa di estrapolazioni selvagge, chiarisco che la frase citata all’inizio va inserita nel seguente contesto, che cito testualmente: «Zagrebelsky commemora i grandi maestri civili, soppiantati da televisione, pubblicità, moda: altrettante seduzioni facili, aliene dal suscitare i bravi discepoli senza i quali non compaiono i bravi maestri. Ma nel mondo che si perde la prima e decisiva formazione civile era l’opera delle maestre. Erano loro a insegnare a leggere e scrivere, a fare le operazioni, a dire le preghiere, a stare seduti e alzarsi in piedi. Il tramonto delle maestre può essere salutato come un capitolo dell’emancipazione femminile». E subito qui di seguito la frase citata all’inizio: «Ma quando l’antica maestra intera si scisse...».

Si potrebbe obiettare che Repubblica dispone di un ampio parco di grandi firme, e non è detto che quella di Sofri sia la posizione del giornale. Ok. Però, così, giusto per procedere sulla completezza d’informazione: pochi giorni prima, sempre sulla questione della quarta elementare romana che rischiava di cambiare maestra, Repubblica aveva affidato il commento a un altro suo esperto di scuola, Marco Lodoli. Il quale, dopo aver tratteggiato le qualità e l’importanza della vecchia maestra, scriveva: «Poi qualcuno ha deciso che la maestra doveva moltiplicarsi e da una è diventata tre, e tre maestre sono diventate un viavai di volti, abbondanza e confusione, e forse qualcosa si è guadagnato e di sicuro qualcosa si è perso». Notare il «forse» e il «di sicuro». Era il 27 maggio 2008, esattamente tre mesi e venti giorni prima che lo stesso Lodoli, sempre su Repubblica, così commentasse il progetto del governo di reintrodurre il maestro unico: «Le elementari, fiore all’occhiello del nostro sistema educativo, sono finite sotto l’accetta della ministra Gelmini, che per rispettare le esigenze di risparmio non ha immaginato nient’altro che la maestra unica: come dire suicidiamoci per consumare meno ossigeno». Era il 16 settembre 2008. Non è che vogliamo sottolineare, a proposito di maestrine dalla penna rossa, incoerenze e giravolte (nel caso di Sofri, tra l’altro, non risulta che abbia cambiato idea). Vogliamo solo esprimere lo stupore per l’attuale levata di scudi della sinistra contro il ritorno del maestro unico. Sono giorni che sentiamo demonizzare questa figura da pedagogisti che mai avevamo udito, prima, esprimersi in tal modo. Politici, giornalisti e genitori anti-Gelmini s’accodano. L’altra sera ad AnnoZero hanno parlato di «rischio di pensiero unico». Fosse un vecchio cavallo di battaglia della sinistra, capiremmo. Ma mai c’è stata, nella cultura della sinistra, l’esaltazione dei tre maestri, anzi. La loro introduzione fu motivata solo dalla volontà di salvare posti di lavoro, ma mai nessuno ne aveva esaltato l’efficacia. Al contrario, sono tantissime le testimonianze di una sinistra perplessa. Ortensio Zecchino, ministro dell’Università con D’Alema e Amato, al momento della riforma votò contro dicendo: «Non resta che prendere atto dell’esistenza di uno schieramento che ha inteso privilegiare il momento sindacale... svalutando il momento formativo e culturale». Ed Edgar Morin, consulente del ministro Fioroni proprio per la riforma della scuola, ha fatto dell’unitarietà dell’apprendimento il suo credo: «Il nostro sistema d’insegnamento - ha detto - separa le discipline e spezzetta la realtà, rendendo di fatto impossibile la comprensione del mondo». Chissà come mai, insomma, tanti repentini cambiamenti. Personalmente ho un ricordo fantastico e commovente, della mia maestra unica. Solo che fatico anche qui a trovare le parole. Le prendo in prestito: «La figura della maestra campeggia nella nostra memoria come un totem sacro, è l’asse attorno al quale ha girato la nostra infanzia, fu la solenne e dolce depositaria di ogni sapere, quella che ci ha insegnato gli affluenti del Po e le divisioni a tre cifre, le Guerre Puniche e le poesie di Pascoli, ci ha aiutato a crescere nella pace di un tempo immobile e fecondo. (...) L’infanzia ha bisogno di certezze (...) se l’amata maestra dopo quattro anni scompare, allora tutto può svanire». Chi ha scritto queste belle parole? Ma sempre Marco Lodoli, sempre su Repubblica. Sembra ieri, invece erano ben cinque mesi fa.

martedì 21 ottobre 2008

Quando il maestro unico era di sinistra

Nelle ultime settimane, Repubblica non ha mai preso fiato nella sua crociata contro il ritorno del maestro unico alle elementari. Centinaia di foto online dei lettori-manifestanti e decine di cronache partecipate...
Ma è stato soprattutto un titolo a colpirci: «Il maestro unico è un ritorno al passato»... Di Fabrizio d'Esposito, in edicola su Il Riformista del 21/10/2008

Il maestro unico in Europa è una prassi

Il maestro è già unico. In tutta Europa

Il radicale Strik Lievers sul decreto Gelmini

di Elena Inversetti per tempi.it

È questione di realismo. «La scuola primaria è diversa dalla secondaria. Alle elementari il bambino non ha bisogno di spinte contraddittorie, ma di un’unica figura di riferimento. Perciò la protesta seguita all’introduzione del maestro unico da parte del ministro Gelmini non si spiega se non con motivazioni ideologiche, frutto di una mentalità sindacalista». Non si risparmia Lorenzo Strik Lievers, radicale della prima ora e docente di Storia e didattica della storia all’Università di Milano Bicocca. «È pretestuoso parlare di progressismo e pluralismo, non si fa altro che avvalorare una logica miope che arriva a strumentalizzare i bambini per fini politici». La battaglia per una giusta educazione, «che secondo me è anzitutto una questione di libertà», ha sempre trovato Lievers in prima linea, fin da quando, nel 1990, «da senatore vidi arrivare la proposta di legge che avrebbe introdotto nella scuola primaria i cosiddetti moduli: tre insegnanti equamente divisi su due classi. Una riforma dovuta fondamentalmente a ragioni di tipo sindacale, per garantire nuovi posti di lavoro. Sono impallidito: se la pluralità dei docenti, che insegnano cose diverse con metodi diversi, è l’ideale per favorire l’apprendimento e lo sviluppo della capacità critica di un liceale, per un bambino è drammatico. Quando gli insegnanti vogliono collaborare e vanno d’accordo non insorgono grossi problemi, ma se invece, come normalmente accade, non si riesce a concordare criteri omogenei, il bambino è disorientato». Lievers all’epoca presentò un emendamento alla legge a favore dell’insegnante prevalente, «che io preferisco chiamare insegnante stellare, perché si tratta dell’insegnan-te che si serve delle materie principali per educare una persona. Dove poi il docente non è in grado di arrivare, per esempio nell’insegnamento dell’inglese o della musica o dell’educazione motoria, allora si affiancherà un altro insegnante, diciamo “secondario”. Una soluzione che poi è stata introdotta da Letizia Moratti per le prime classi, mentre, da parte nostra, riuscimmo a ottenere che nelle scuole paritarie il modulo non fosse obbligatorio, quindi la Gelmini non ha fatto altro che rendere stabile una realtà già esistente». Nessun paese euro-peo, del resto, prevede nella scuola prima-ria la pluralità dei docenti. «Solo in Italia vige l’organizzazione modulare. Perciò, anche in questo caso, la Gelmini ha scoperto l’acqua calda».

In piazza contro il maestro unico. Ma in Europa è una prassi

Primo giorno di scuola

Genitori, bambini e docenti precari hanno “occupato” pacificamente questa mattina la scalinata del ministero dell’Istruzione presidiato dalle forze dell’ordine per dire no alla riforma del ministro Mariastella Gelmini. Nel “No Gelmini day”, il cartello più gettonato, recita: “Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini”, anche se molto numerosi gli slogan contro il ritorno del maestro unico. Un bambino con in mano il suo joy stick, contesta la riduzione del tempo pieno e il cartello che porta al collo recita: “bambino modello Gelmini: dalle 13 alle 20 davanti alla Play Station”. La protesta si è allargata nel pomeriggio a diverse scuole elementari di Roma. E venerdì scenderanno in piazza gli studenti dei licei della capitale con una mobilitazione che si concluderà alle 10 davanti Viale Trastevere.

Tutti contro il ritorno del maestro unico, insomma. Ma in Europa come vanno le cose? Entrando nella banca dati della rete “Eurydice” sui sistemi educativi europei si fa una scoperta interessante: nessun paese prevede nella scuola primaria la pluralità dei docenti che vige in Italia nell’organizzazione modulare. Vediamo qualche esempio. In Austria, per tutti e 4 gli anni della scuola primaria, c’è un maestro unico per classe più un insegnante di religione e, in certi casi, insegnante di lavori tecnici e/o tessili. In Estonia, Finlandia e Francia nei primi 6 anni del ciclo di base, corrispondenti al livello primario, c’è un maestro unico generalista per tutte le materie. In Francia, ci sono talvolta insegnanti negli ambiti artistici e sportivi, ma si tenta di “scoraggiare” queste iniziative. In Germania, maestro unico nel primo e secondo anno; dal terzo vengono introdotti più maestri per le varie materie per abituarli al livello secondario. In Inghilterra c’è il maestro unico, generalmente annuale (cambia ogni anno). In Portogallo, lo stesso insegnante accompagna la classe per tutto il primo ciclo del percorso obbligatorio (6 a 10 anni di età). In Spagna: maestro unico. Insegnanti specialisti per educazione fisica, musica, lingua straniera e per eventuali altre materie offerte dalla scuola. In Svezia, in genere, un insegnante per i primi 3 anni del ciclo unico (da 7 a 10 anni).

Forte del suo piano, il ministro non si lascia scoraggiare: “Ci sono due Italia: una è per una scuola di qualità, degli insegnanti che vogliono essere pagati meglio ed è quella della maggioranza degli italiani. L’altra è quella di una piccola frangia che ha deciso di non guardare i problemi e preferisce protestare. Li lascio fare”, ha affermato, a margine di un convegno alla Luiss, commentando le manifestazioni di protesta. Per il ministro occorre, inoltre, ragionare “sulla possibilità di un modello di valutazione esterna, eventualmente affidata a un team di professionisti, che periodicamente visitino le scuole, adeguatamente accompagnato da processi di autovalutazione basati su modelli standardizzati e uniformi”.

Mariastella Gelmini

E in serata arriva anche la presa di posizione del premier Berlusconi. “I leader dell’opposizione si sono inventati l’ennesima menzogna, la presunta cacciata di 87mila docenti. Non c’è e non ci sarà nessuna cacciata. Il numero di 87 mila è quello degli insegnanti in meno che abbiamo programmato da qui a tre anni e che si realizzerà con i pensionamenti e il blocco del turn over”, così il presidente del Consiglio nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi affiancato dal ministro anti sprechi Renato Brunetta e dalla stessa Gelmini. “C’è un egualitarismo che troverebbe cittadinanza in un sistema socialista”, ha commentato Berlusconi spiegando la necessità di cambiare il sistema scolastico italiano. “Abbiamo parlato del 7 in condotta, ma è chiaro che gli insegnati avranno buon senso, ha continuato Berlusconi aggiungendo comunque di essere certo che gli italiani “abbiano gradito l’impegno del governo contro il degrado e la maleducazione perché ritorni il senso di responsabilità contro fenomeni di aggressività e bullismo”. E ancora: “Con il maestro unico ci saranno insegnanti che si libereranno per il tempo pieno” ha detto il presidente del Consiglio. “Pensiamo di poter garantire un aumento del 50 per cento o anche più del tempo pieno. Avremo meno insegnanti, come nel resto d’Europa, e questi insegnanti intendiamo pagarli meglio”. Su fronte dell’innovazione, la Gelmini ha annunciato che da novembre nelle scuole medie arriveranno 10mila lavagne interattive multimediali. Le lavagne saranno fornite alle scuole complete di videoproiettore e casse acustiche insieme ad un pc portatile. Spetterà all’agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica (ex Indire) organizzare la formazione per 24 mila docenti sulle lavagne multimediali. Che, nelle intenzioni del ministro, daranno il via “alla scuola digitale in Italia”.

A quanto sopra scritto si aggiunga anche che nelle scuole elementari statunitensi che vengono chiamate Charity School vige la prassi del maestro unico. Non solo, ma alla fine di ogni anno gli alunni sono chiamati a cimentarsi in test che verifichino la loro preparazione e se un numero troppo elevato di alunni per classe non lo supera, il maestro viene licenziato per incompetenza. A quando in Italia si farà questo ulteriore passo in avanti?