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giovedì 23 ottobre 2008

Per trovare un insegnante 574 telefonate

Fonte ilgiornale.it Il record è detenuto, dal 2006, da una scuola di Latina. Triste primato insidiato da un istituto nel Bresciano che, per trovare una sostituta per due giorni di scuola, ha effettuato 123 telefonate, con esito sconcertante: in 77 non hanno risposto, in 42 hanno risposto e rifiutato, 3 hanno accettato (ma, essendo in maternità non hanno potuto prendere servizio). Morale della favola (però tragicamente reale): per quei due giorni, lo Stato ha pagato ben 5 docenti; quella di ruolo assente, la supplente che ha preso il suo posto e le tre supplenti partorienti. Ultima beffa: a queste ultime, dal primo giorno dopo la scadenza del contratto, spetta per legge anche l’indennità di maternità. Tra telefonate e telegrammi di convocazione (obbligatori per legge), la scuola italiana spende 50-60 milioni di euro l’anno (Roma guida la classifica con 2 milioni l’anno); secondo uno studio della rivista Tuttoscuola la spesa complessiva sarebbe però addirittura di 110 milioni. Un balletto di cifre sul quale lo stesso ministro Gelmini fatica a fare chiarezza: «Io vorrei analizzare i bilanci, le strutture sono reticenti nel fornire le indicazioni precise». Fece notizia l’anno scorso la decisione del Comune di Roma di non procedere più al pagamento delle bollette telefoniche delle segreterie scolastiche per le spese imputabili ai telegrammi. In un solo bimestre il Comune avrebbe dovuto pagare circa un miliardo in vecchie lire per telegrammi dovuti alle chiamate di supplenti, e chiese il rimborso anche delle precedenti spese. Da allora le scuole romane, come avveniva in altre regioni, pagano a proprie spese i telegrammi per supplenti. Ma ad essere arrabbiati per l’andazzo sono soprattutto i tanti supplenti che ogni giorno si sottopongono a sacrifici enormi pur di essere regolarmente in cattedra: «È vergognosa l'attuale normativa che consente ai docenti non di ruolo di rifiutare la supplenza, senza neppure motivare il proprio “no”». I capi d’istituto rincarano la dose: «A volte riceviamo risposte stravaganti del tipo: “Sono disponibile, ma solo se mi lasciate il sabato libero...”; “Va bene, ma a condizione che in classe non ci siano studenti difficili...”; “Ok, ma per arrivare in orario avrei bisogno del rimborso del taxi...” e non manca neppure quello che preferirebbe lavorare “non più di un paio d'ore al giorno” o quello “che al pomeriggio assolutamente non può”». Ma i precari non accettano generalizzazioni: «Vivere perennemente in “lista d'attesa” è già una condizione mortificante - si legge in un blog dedicato ai precari della scuola -, ma passare anche per opportunisti che cercano di sfruttare la situazione, è davvero troppo». Le procedure per i conferimenti di supplenza da sempre hanno previsto l’invio di telegrammi ai precari a cui viene proposto un incarico temporaneo. Pur non trattandosi, quindi, di una novità, quella dei telegrammi è diventata da alcuni anni una pesante spesa per le scuole. A fronte di rifiuti di accettazione della supplenza o di assenza del docente chiamato, le segreterie devono comunque inviare telegrammi ai candidati all’incarico temporaneo (ogni supplente ha diritto a mettersi in «lista d’attesa» in 30 istituti). Il risultato fa cadere le braccia: va a buon fine solamente il 20-30% dei telegrammi. «Quando le segreterie delle nostre scuole chiamano gli aventi diritto per offrirgli un incarico temporaneo - testimoniano all’Associazione presidi -, 9 supplenti su 10 sono irreperibili; tra quelli che rispondono, invece, solo 8 su 10 accettano l’assunzione». Fece notizia l’anno scorso la decisione del Comune di Roma di non procedere più al pagamento delle bollette telefoniche delle segreterie scolastiche per le spese imputabili ai telegrammi. In un solo bimestre il Comune avrebbe dovuto pagare circa un miliardo in vecchie lire per telegrammi dovuti alle chiamate di supplenti, e chiese il rimborso anche delle precedenti spese. Da allora le scuole romane, come già avveniva in altre regioni, pagano a proprie spese i telegrammi per i supplenti. Magra consolazione.

martedì 21 ottobre 2008

Supplentopoli, i prof pagati per non lavorare

Di Nino Materi per ilgiornale.it

Arriva a scuola, firma il contratto, fa la cosiddetta «presa di servizio» e poi dichiara mortificata: «Sono incinta anch'io». Arrivederci e grazie. Lei, la supplente futura mamma, non metterà più piede in classe, ma lo stipendio le verrà corrisposto regolarmente. Un caso limite? Mica tanto, a sentire le testimonianze dell’Andis, l’Associazione dei dirigenti scolastici. I dati in possesso dell’organizzazione che raggruppa i presidi sono emblematici: ogni anno oltre mille tra supplenti, precari e fuori ruolo fanno ricorso ad aspettative di maternità e congedi parentali. La legge lo permette. E chi ne fa ricorso è pienamente in regola.

Le anomalie nascono invece quando - il giorno dopo l’accettazione della supplenza - la neo-supplente dichiara alla segreteria della scuola che l’ha appena assunta di essere incinta. A quel punto scatta, di fatto, lo stato di maternità che consentirà alla neo-supplente di essere pagata regolarmente senza però mai fare neppure un’ora di lezione. La supplente «futura-mamma» dovrà quindi essere sostituita da un’altra supplente, sperando che anche quest’ultima non si giochi l’asso nella manica della «dolce attesa».

Un meccanismo perverso, in vigore solo in Italia, che comporta per lo Stato un insostenibile spreco di denaro; una mostruosità normativa di cui beneficiano, con modalità diverse, tutte le figure professionali impegnate nel mondo della scuola la cui gestione è regolamentata attraverso le graduatorie. Parliamo dell’esercito più numeroso nell’ambito del pubblico impiego: nel reparto istruzione lavorano infatti un milione e 300mila persone che negli ultimi 10 anni hanno determinato l’aumento del 30% dei costi, portando la spesa complessiva da 33 a 43 miliardi di euro. MATERNITÀ, CHE COINCIDENZA Una realtà diventata insostenibile perfino agli occhi dei sindacati scolastici, almeno quelli meno strumentalizzati politicamente e più aperti alle novità. È il caso, ad esempio, dello Snals il cui segretario generale, Marco Paolo Nigi, condivide una riforma delle graduatorie «nell’interesse della maggioranza dei supplenti onesti, spesso penalizzati dai comportamenti scorretti di una minoranza di loro colleghi». Linea pienamente sostenuta da Sostene Codispoti, uno dei più autorevoli rappresentati del direttivo Snals, nonché segretario provinciale milanese: «Il comportamento dei supplenti che, prima firmano il contratto, e subito dopo la “presa di servizio” rivelano di esser in stato interessante, riguarda una minoranza di casi, quantificabili tra il 5-10% (tra 100 e 150 ndr) del totale delle assenze per maternità. La battaglia per una maggiore moralità nel mondo della scuola e della continuità didattica rappresentano, da sempre, priorità dello Snals. Ma ciò non può prescindere da una sostanziale riforma dei vecchi automatismi che disciplinano gli scatti in graduatoria». Proprio la direzione in cui sta andando il ministro dell’Istruzione, Gelmini.

Significativa la testimonianza di una vicepreside di un liceo fiorentino: «Quest'anno mi sono capitate due supplenti incinte. Entrambe hanno accettato l'incarico ben guardandosi dal dire che si trovavano in stato interessante. Risultato: sono entrate in aula un giorno solo e poi sono rimaste a casa in maternità a rischio. Quindi ho dovuto trovare altri due supplenti che sostituissero le supplenti in gravidanza».

Idem in una elementare di Genova. La segreteria, dopo tanto cercare, aveva trovato una supplente in Calabria che, nel giro di ventiquattr'ore è salita in Liguria: «Appena arrivata ha firmato il contratto per la presa di servizio, dichiarandosi automaticamente in maternità a rischio. Così non ha mai messo piede in classe, ma in compenso è entrata subito a libro spese della direzione didattica», racconta il dirigente scolastico.

LE INDAGINI DI NAPOLI Fin qui il malcostume. Poi ci sono i reati da codice penale. Come lo scandalo della graduatorie truccate a napoli con 60 professori denunciati. Punteggi ritoccati da pirati del web in cambio di tariffe tra i 100 e i 300 euro. Un tariffario a misura dei furbetti delle supplenze che presuppone la presenza di una talpa all’interno del Provveditorato agli studi di Napoli. Il dirigente scolastico Alberto Bottino ha assicurato: «Faremo pulizia». Meglio tardi che mai.

I NUMERI

1.300.000 gli impiegati nel settore pubblico italiano nell'ambito scolastico

43 miliardi la spesa complessiva per lo Stato: negli ultimi 10 anni i costi sono aumentati del 30%

776.000 il totale delle cattedre nella scuola italiana

1.500 i congedi per maternità concessi mediamente ai supplenti durante l'anno scolastico

10% il numero di richieste per maternità comunicate contestualmente all'ottenimento del contratto per supplenza temporanea

70.000 il numero delle cattedre coperte da supplenti. Tra i 40 ed i 60.000 supplenti sono chiamati per "spezzoni" di anno scolastico

60 le chiamate medie per trovare un supplente

50.000.000 la spesa annua per lo Stato per convocare i supplenti. 9 su 10 sono irreperibili alla chiamata, 8 su 10 accettano l'assunzione