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giovedì 23 ottobre 2008

In Francia le classi "ponte" esistono da 40 anni

Di Leonardo Martinelli per ilsole24ore.com

Il putiferio scoppiato in Italia intorno alle "classi di inserimento" per stranieri genera in Francia stupore, sorpresa, incredulità. Al ministero dell'Educazione, gestito da Xavier Darcos, amicissimo di Nicolas Sarkozy, sottolineano che lo strumento da loro «esiste dagli anni Settanta e non ha mai generato polemiche».

E anche Gérard Aschieri, segretario generale della Fsu, la Federazione unitaria degli insegnanti, sindacato maggioritario del settore (e decisamente in odore di simpatie a sinistra), dice: «Il sistema non è mai stato criticato. Anzi, se protestiamo al riguardo, è perché di classi così non ce ne sono a sufficienza, per la mancanza di risorse».

Queste classi, riservate ai figli di immigrati che risiedano da meno di un anno sul suolo nazionale e che non abbiano una conoscenza del francese giudicata sufficiente (sono sottoposti a un esame), esistono a tutti i livelli d'istruzione. Alle elementari si chiamano classes d'initiation, mentre alla scuola media e a quella superiore prendono il nome di classes d'accueil. Esistono anche sistemi più modulari (gli allievi fanno solo alcune ore con gli insegnanti di sostegno e per il resto seguono il cursus regolare) ma sono minoritari rispetto alle "classi per stranieri".

I docenti sono perlopiù laureati in francese, come lingua straniera, ma il sostegno riguarda anche altre discipline e non solo la lingua. Nell'anno scolastico 2007-2008 sono stati in tutta la Francia 34.900 i "nuovi venuti non francofoni", come li chiamano da queste parti, in calo rispetto agli anni precedenti. E l'84,6% è stato inserito in questo sistema di sostegno: il 100% a Parigi, una quota più bassa in certe aree rurali dove non sono disponibili insegnanti specializzati.

«L'importante è che queste classi non rappresentino un ghetto, ma solo una fase di passaggio con l'obiettivo di inserire gli allievi nell'istruzione normale», sottolinea Aschieri. E aggiunge: «Quando si pone il problema delle espulsioni dei figli di clandestini regolarmente scolarizzati, noi protestiamo ricordando che con le classi speciali lo Stato ha compiuto con questi bambini e ragazzi un grande sforzo di integrazione. Per poi ridursi a metterli alla porta con le loro famiglie».

mercoledì 22 ottobre 2008

Immigrati a scuola: ecco quello che la sinistra non vuole capire

Di Stefano Doroni per ragionpolitica.it

Proviamo a porci una domanda alla quale chiunque può rispondere: se un immigrato non capisce nulla della lingua del paese che lo ospita, come potrà integrarsi? Se quell'immigrato è un ragazzino che deve frequentare la scuola, cosa mai potrà comprendere? Nulla, ovviamente. Con l'aggravante che si sentirà fatalmente isolato dagli altri compagni e il suo percorso di integrazione risulterà di molto rallentato. Bene, la sinistra italiana, gonfia del suo buonismo di maniera, questa elementare considerazione non è in grado di farla, o meglio non vuole farla. La proposta della Lega in merito all'istituzione di classi speciali nelle quali far imparare l'italiano agli alunni immigrati che non capiscono la nostra lingua non risponde affatto ad una volontà ghettizzante, ma ad un efficace progetto di integrazione. Un periodo di apprendimento della lingua italiana consentirà infatti agli stranieri di sedersi, in un secondo momento, sui banchi di scuola insieme ai propri compagni italiani con la possibilità di integrarsi meglio e di apprendere come i loro coetanei. Ma già la scuola - massacrata dalle riforme di sinistra in trent'anni - ha smesso di insegnare seriamente da un bel po': non è la preparazione dei giovani che interessa all'intellettualismo radical-chic postsessantottino, bensì l'indottrinamento. La scuola è ridotta ormai ad un parcheggio, per cui che si capisca o meno quel che viene detto durante le lezioni conta poco.

Che l'aspetto didattico, e perfino quello dell'integrazione, restino in secondo piano nel disegno doppiogiochista della sinistra lo dimostrano le dichiarazioni di certi esponenti dell'opposizione. A cominciare da Di Pietro, che in merito alla questione delle classi speciali tenta il paragone con i treni di Auschwitz; e in tanti come lui si sprecano, ricordando il ghetto di Varsavia, le stelle di Davide sulle maniche degli ebrei paragonate ad eventuali toppe con la scritta «immigrato» da cucire sulle spalle degli alunni stranieri, e via discorrendo. Insomma, il solito spauracchio del regime nazista. Ora, se certe dichiarazioni sono sincere, c'è da spaventarsi per l'abisso di ignoranza che esse rivelano; ma se, com'è ben più probabile, sono segno di malafede ideologica, c'è da spaventarsi per la colpevole irresponsabilità che manifestano, per l'ennesimo tentativo di strumentalizzazione della realtà.

Questo spauracchio viene agitato ogni qual volta mancano ai compagni gli argomenti giusti per contrastare validamente le iniziative altrui; se poi queste iniziative sono palesemente intelligenti, allora apriti cielo! Non potendo smontare la proposta con altrettanti buoni argomenti di discussione, sono costretti a rispolverare il fantasma del male assoluto per poter tuonare contro il nemico politico. È la stessa logica del lupo della famosa favola di Fedro: non potendo aver ragione dell'agnello con la scusa secondo cui gli intorbida l'acqua che entrambi stanno bevendo poiché l'agnello sta più in basso e nessun corso d'acqua scorre salendo in alto, egli si inventa di esser stato offeso dal padre del povero ovino qualche mese prima per poter vantare un inesistente diritto a divorarlo. Così la sinistra italica: non potendo fare altrimenti, per non essere costretta a dare ragione agli odiati leghisti, li bolla moralisticamente. Il tentativo è patetico, e semmai l'atteggiamento discriminatorio è proprio di chi marchia con il bollo dello scandalo i loro nemici, anche quando essi hanno ragione.

Se noi diamo uno sguardo all'Europa, che la sinistra porta spesso come esempio di civiltà rispetto alla presunta grettezza della destra italiana, vediamo che la Germania, la Francia, la civilissima Finlandia (che sembra possedere uno dei modelli educativi migliori del nostro tempo) prevedono classi speciali propedeutiche all'inserimento degli alunni stranieri nelle scuole nazionali, al fine di insegnare loro la lingua del paese dove vivono e consentirgli così di integrarsi al meglio, riuscendo a trarre profitto dalla loro esperienza scolastica. Non è dunque la Lega ad essere fuori dalla realtà, non è il centrodestra a dire bestialità: è la sinistra che continua a leggere i fatti con la maschera cieca dell'ideologia.

martedì 21 ottobre 2008

A proposito delle classi di inserimento

Famiglia Cristiana, settimanale di cultura cattolica che ha voluto virare verso un deciso cattocomunismo dopo le ultime elezioni, torna ad alzare la voce contro il Governo Berlusconi. Il tema è sempre lo stesso: questo governo è razzista! Fonte della polemica è stata la proposta a firma della Lega Nord per l'istituzione di classi dedicate agli stranieri per meglio farli ambientare all'interno del sistema scolastico italiano. L'idea di queste classi è fare in modo che nel primo anno i bambini italiani non abbiano ad essere inevitabilmente rallentati da coloro che hanno difficoltà nella comprensione della lingua italiana, mentre i bambini stranieri portino il loro livello di conoscenza della nostra lingua madre a livelli accettabili. Cosa ci troverete di sbagliato, a parte magari il modo ed il tempo di presentazione di tale articolo? Famiglia Cristiana e l'opposizione hanno la risposta pronta: si tratta di classi ghetto, di un provvedimento razzista che ricorda l'apartheid sudafricano, anzi della "prima mozione razziale" del Parlamento italiano (post fascismo, s'intende). Ora noi immaginiamo che gli autori di queste profonde riflessioni finiranno per perdere i capelli a forza di pensare così intensamente. Ma siamo sicuri che sappiano di cosa parlano? Di questo provvedimento s’è ne parlato in tutte le salse, ma la verità è molto più semplice di quanto una certa parte politica voglia insinuare.

Le classi di inserimento o ponte non sono altro che delle classi transitorie per un periodo massimo di un anno, attraverso le quali lo studente straniero ha la possibilità di eliminare il gap linguistico che lo rende non idoneo ad una formazione scolastica pari a i suoi coetani italiani.

Oltre ad essere un metodo mutuato dalla esperienza Europea, infatti di classi di inserimento pur con delle specificità se ne parla anche in Germania, Francia e nella Spagna di Zapatero.

Casi particolari di classi di inserimento già vengono attuati nella pratica anche in molti istituti scolastici italiani Prato è un esempio emblematico di integrazione con la Comunità Cinese infatti ormai già da anni si sta sperimentando in questi istituti un simile approccio per integrare al meglio la Comunità Cinese, ottenendo risultati apprezzabili in un contesto difficile come quello di Prato dove la suddivisione delle classi è in rapporto 50-50 fra italiani e Cinesi.

Un secondo aspetto a cui il legislatore in questo caso quello regionale dovrebbe dare seguito è proprio il problema della suddivisione e formazione delle classi, le classi dove il rapporto fra alunni di diverso contesto culturale supera il 30%, l’integrazione appare nei fatti molto più problematica la formazione di gruppi e sottogruppi all’interno delle classi rende difficile il lavoro dell’educatore, e allontana l’integrazione fra gli alunni stessi. (Fonte: lafinestrazzurra.com)

Allora vorrei capire: a Prato governa la sinistra e se istituisce delle classi di inserimento va tutto bene. Se altri Paesi europei lo fanno va tutto bene. Se lo fa il centrodestra al Governo sembra di essere tornati ai tempi del nazismo?

Il settimanale dei Paolini poi dà una lezione di integrazione: molto meglio le ore settimanali aggiuntive di insegnamento della lingua. Certo come no: se un alunno non sa la lingua italiana basta fargli fare un po' di lezioni. Quante ne occorrono? 10-20-30? Boh non si sa: potrebbero volerci anche 6 mesi per arrivare ad un livello decente e durante quei 6 mesi il livello di istruzione sarà inevitabilmente rallentato, soprattutto all'inizio dell'anno scolastico. Si dovrebbe attuare un modello tedesco, nel quale si effettuano corsi estivi intensivi di lingua, se li pagano i Paolini questi corsi va benissimo, anzi direi che è perfetto.

Senza dimenticare, tra le altre cose, che la scarsa comprensione della lingua italiana non solo impedisce un apprendimento cronologicamente corretto, ma anche l'integrazione: i bambini per definizione non sono pazienti, se un loro coetaneo non capisce cosa dicono salutano e vanno da un'altra parte. Le mancate conoscenze della lingua sono la prima barriera contro l'integrazione: provate a fare un sondaggio e vedrete quanti genitori vi risponderanno entusiasti sul fatto che i loro bambini scaldano i banchi mentre le maestre spiegano mille e mille volte concetti elementari a bambini che non possono comprenderli perché non capiscono la grammatica italiana... Sono diventati tutti razzisti? Magari ci vengono anche a spiegare che l'apprendimento della lingua è maggiore tanto più si è immersi in un ambiente dove quella lingua viene parlata: peccato che qui non siamo nelle Università o nei licei, dove il cervello di un essere umano è oramai sufficientemente istruito per poter compiere operazioni complesse come l'apprendimento di una lingua "per sentito dire", ma alle elementari, dove un bambino ha perfino difficoltà a comprendere pienamente i meccanismi della sua di lingua, figurarsi imparare l'italiano che è linguaggio decisamente complesso (molto più dell'inglese e del tedesco). Ma perché Famiglia Cristiana, in crisi di vendite e d'identità, non prova a mettere in moto il cervello prima di parlare? Contare fino a 10 e poi stare zitti, possibilmente...